Il caso

Ospedale: «Sbagliano la prenotazione e il verbale non era di mio marito»

OSPEDALE DI MELEGNANO — Sono andata all’ospedale a Vizzolo perché mio marito doveva fare la prima visita dal diabetologo. Ho scoperto che mi avevano mandato al Centro Unico di Prenotazione in fondazione Castellini, ginecologia… Perciò ho dovuto rifare la prenotazione perché non era incinto.

Seconda disavventura, al pronto soccorso. Mio marito sente problemi alla vescica: gli viene febbre alta; lo porto al pronto soccorso a Vizzolo; gli fanno la visita; per ben due volte gli fanno le radiografie al torace invece di un’ecografia alla parte interessata.

Quando vado via avevo già in mano le impegnative per i farmaci e non ho pensato di leggere il verbale di dimissioni. Ma il giorno dopo il mio medico si è accorto che il verbale redatto dal pronto soccorso non era di mio marito, bensì di qualcun altro. Anche se le generalità erano le sue.

Una melegnanese, domenica 10 dicembre 2017 ore 19:01

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L'inchiesta satirica

Piccola repubblica ospedaliera: corrotti, corruttori, favoriti e parentopoli del Sistema Melegnano

Gli operatori sanitari scendono in piazza. Sapete perché? Fatevi un giro nel ramo oscuro dell’ospedale di Melegnano.

Ricordate Patrizia Pedrotti? Ex direttrice amministrativa? Che aveva stretto un «accordo di razionalità» con il pluricondannato Gianstefano Frigerio? Che se lui aveva «bisogno di una cosa chiedo a te, e poi chiedo a Mario Mantovani»? Ecco, Pedrotti non era solo nel «sistema illecito» di Frigerio.
Pedrotti era anche nel «collaudato sistema corruttivo» – così lo definisce il giudice per le indagini preliminari – creato da Paola Canegrati: colei che le cronache chiamano «Lady Dentiera», imprenditrice nel ramo cure dentali arrestata a febbraio nell’operazione Smile e condannata a 4 anni a maggio con patteggiamento. Questo articolo racconta la sua presenza a Melegnano e fa riferimento agli atti del tribunale di Monza, artefice delle indagini.

#FIGLIRACCOMANDATI
Pedrotti e Canegrati sono state accusate del reato di corruzione per l’esercizio della pubblica funzione e di atto contrario ai doveri d’ufficio. Canegrati ha assunto il figlio di Pedrotti nei propri rami d’azienda, e Pedrotti le avrebbe dato in cambio «un’estensione del contratto di appalto per la sua società Servicedent Srl» presso gli ambulatori di Melegnano, Vaprio d’Adda, Pieve Emanuele, Gorgonzola. Lo prova una conversazione telefonica intercettata il 1° aprile 2014.
Pedrotti è al telefono. È in lacrime. «Paola…» balbetta.
«Eh? cosa c’hai?» risponde Canegrati.
«Scusami… finalmente qualcosa».
«Non piangere. Hai un bellissimo ragazzo…».
«Oh, Paola. Tu non sai…».
«…hai un bellissimo ragazzo, veramente proprio un…».
«Era felicissimo, mi ha detto mamma finalmente qualcosa di positivo».
«Venerdì viene, firma il contratto, lunedì comincia. Io gli ho detto che per me non ci sono, cioè, figli e figliastri…».
«Esatto, riprendilo, sgridalo, perché deve capire nel mondo del lavoro si fa fatica…».
«Venerdì alle 11 viene, firma il contratto, lunedì comincia».
«Madonna, guarda, mi hai resa la donna più felice della terra in questo momento, giuro! Ti, ti, ti farei un monumento, giuro».

#ILTOPOLINO
L’imprenditrice Paola Canegrati manteneva, a detta dell’ordine di arresto, sotto la propria «subordinazione» altri due pubblici funzionari: uno era l’allora direttore generale Paolo Moroni, il secondo era Piercarlo Marchetti, responsabile dell’area contratti dell’ufficio gare dell’ospedale di Melegnano.
Marchetti è stato notato da RADAR più di un anno fa; il suo nome entrava e usciva dalle pagine d’inchiesta sulla Cupola degli Appalti. È stato arrestato a febbraio insieme a Canegrati e Pedrotti, accusato di corruzione. Anche lui è per i giudici «subordinato» a Canegrati. Canegrati telefona a Marchetti il 25 febbraio 2014: «Carissima», le risponde.
«Carissimo Piercarlo!».
«Come stai?».
«Volevo saper… tu come stai? Volevo sapere, se la montagna aveva partorito il topolino».
«La montagna, ha forse partorito il topolino…» fa Marchetti, «visto che il signor [nome omesso per privacy, ndr] si è degnato di tornare in servizio… però alla fine gli ho detto, prepara ’sta cazzo di roba che la Pedrotti mi ha già chiesto tre volte, per cui oggi dovrebbe partorirmi questo topolino».

FINALE
Pedrotti e Marchetti secondo le indagini «esercitavano pressioni sui dipendenti dell’Azienda Ospedaliera, affinché formalizzassero i vantaggi garantiti a Canegrati». In altre parole: schioccavano la frusta sui sottoposti per realizzare gli accordi con l’imprenditrice. Anche Marchetti ottiene qualcosa in cambio: il 4 luglio 2014 «la moglie di Marchetti telefona a Canegrati» come affermano i giudici, «per chiedere di essere assunta al Fatebenefratelli». Canegrati le fissa un appuntamento. Rassicura: «Le aveva già tenuti occupati dei posti». Marchetti ottiene anche una seduta gratuita di cure dentali per una propria conoscente.
Ma per voi, i tre funzionari pubblici erano a servizio dell’Azienda Ospedaliera o di Canegrati? Per i giudici è evidente che «avessero messo le proprie funzioni al servizio dell’imprenditrice Paola Canegrati. Un reciproco e continuo scambiarsi favori per ingraziarsi Canegrati, a sua volta disposta a ripagare con assunzioni di parenti e amici».
A Melegnano, in Ospedale, non c’erano solo Frigerio, Mantovani, la ’ndrangheta e Iamele. Si era infiltrato un «sistema corruttivo» e «collaudato». E c’è tutt’ora?

Lo Staff, mercoledì 8 giugno 2015 ore 18:27 

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Cronaca

Corruzione in Ospedale, Melegnano in terapia d’urto. E mo’, chi deve tangenti a vita ai direttori generali?

Ecco la seconda parte, curata da Marco Maccari, dello «scandalo-mazzette» all’ospedale di Melegnano. Mario Mantovani non era ancora indagato, ma nelle carte d’inchiesta tornava costantemente; leggiamo anche i cognomi di tutto il sottobosco aziendale che alla sua protezione, presumibilmente nei piani di Frigerio, doveva agganciarsi.

Clic per leggere sul blog La Ginestra Sudmilano: Corruzione in Ospedale, Melegnano in terapia d’urto: e adesso, chi deve tangenti a vita ai direttori generali?

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Cronaca

Via Lodi 39, il locale confiscato, Mario Mazza e il riciclaggio di pannolini

PANTIGLIATE – Locale in via Lodi sequestrato al crimine mafioso. Che destinazione gli diamo? Un’idea c’è: lavaggio di pannolini riciclati. La accenna Mario Mazza, sindaco di Vizzolo Predabissi: «Non si tratta del mio comune di competenza e non amo parlare dei fatti degli altri – esordisce, – ma so che c’è un progetto sul quale ragionare. Il progetto prevede di insediare nel locale un’attività di lavaggio di pannolini riciclati. Ma è un’idea che va concertata».

«Dal punto di vista ecologico il materiale più inquinante è il pannolino – continua Mazza. – È giusto che gli enti pubblici usino tutti gli strumenti a disposizione».

La dichiarazione è di stamattina, fatta in seno alla conferenza stampa sulla Settimana della Legalità. La Settimana propone un ricco programma di incontri con le grandi personalità della lotta alle mafie.

Marco Maccari, giovedì 1 ottobre 2015 ore 15:51

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Il caso

Bentornata propaganda

VIZZOLO PREDABISSI – Si chiude la campagna elettorale della città sorella di Melegnano: la Vizzolo delle 4000 anime, della cava di prestito, del cavalcavia TEM, dell’ospedale commissariato. Si chiude ufficialmente a un pugno di ore dal voto ma è da due settimane che è, nei fatti, silenzio e corazzamento. Il confronto tra gli schieramenti si è avviato in modo prematuro e in modo immaturo si conclude, soprattutto senza alcun confronto personale fra i tre candidati sindaco.

Era l’inizio di maggio quando questo blog chiedeva conto al candidato Riccardo Mastropasqua, capofila di Scelgo Vizzolo, della presenza in lista di un candidato melegnanese sorpreso in un gruppo social dal nome Musulmani al rogo. «Il mio candidato è stato inserito a sua insaputa, la mia lista non riflette il pensiero discriminatorio di quel gruppo né alcuna forma di odio o violenza» è stata la replica di Mastropasqua. Nessuna intervista concessa al blog, però, nessuna risposta a SMS o telefonate. Nemmeno il settimanale 7giorni, storicamente scrupoloso nel fornire informazioni bipartisan sui candidati sindaci, ha ottenuto risposte da parte sua.

Passa neanche una settimana e Il Cittadino, centenario quotidiano di Lodi, pubblica in prima pagina e a firma del cronista giudiziario Carlo Catena il caso Laura Lui. Attivista per i diritti, movimentista per i 5Stelle, capofila di una lista di 13 candidati, Laura Lui da anni è in contenzioso con il Comune di Vizzolo Predabissi per una questione di proprietà immobiliare. Il candidato sindaco e primo cittadino uscente Mario Mazza, lista civica Vivere Vizzolo, ha ritenuto giusto diffondere l’informazione presso i media locali. Laura Lui convoca conferenza stampa d’urgenza al Garden Cafè, ottiene la rettifica sul suo caso in prima pagina sul Cittadino, poi si eclissa. Con lei, tutta la lista a 5Stelle.

Giornalisti e corrispondenti locali del Giorno, del Cittadino, di 7giorni, di RADAR, i social influencers di Melegnano News, film makers e operatori video erano pronti a organizzare un faccia a faccia fra i tre concorrenti sindaci al cospetto della cittadinanza. Da Mastropasqua, nessuna risposta. Dal gruppo della Lui, un sibillino «ci siamo confrontati come gruppo sul tema del nostro rapporto con la stampa e abbiamo deciso di concentrarci sul nostro principale interlocutore, la cittadinanza». Da Mazza, l’ipotesi di fattibilità in caso fossero disponibili anche gli altri.

Litigi, asprezza polemica, imbarazzo e nessun confronto pubblico. Il cattivo risultato con il quale facciamo i conti è che i giornalisti locali non sono punto di incontro critico tra cittadini e istituzioni, e che non c’è vero bisogno che i cittadini possano indagare liberamente la realtà delle cose per intero. Infine, il vero punto di incontro con l’istituzione sono le solite rassicuranti associazioni, connesse con il Comune e con la realtà politica locale, in grado di assicurare che il confronto nasca e muoia indolore. Con l’informazione di mezzo rischia di essere tutto troppo vero.

Lo Staff di RADAR, venerdì 29 maggio 2015 ore 12:22

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Cronaca

You gotta fight’em, Laura

2015-05-14 10.44.01ESCLUSIVA PER MELEGNANO NEWS – I candidati, il Movimento e gli avvocati sapevano tutto fin da aprile. «Io, eletta Sindaco, avrei tempo dieci giorni per rinunciare al contenzioso. E in quel caso rinuncerò alla mia lite con il Comune», spiega la candidata sindaco Laura Lui, in conferenza stampa al Garden Cafè mercoledì sera, in presenza di RADAR e del Cittadino. Argomento, la presunta ineleggibilità della Lui a causa di una lite immobiliare con il Comune.

«La precedente Amministrazione comunale – continua la Lui – nella persona di Enrico Ceriani strenuo difensore dei diritti, è a conoscenza di tutta la mia situazione personale, che, come altre, lui stava cercando di sanare – dichiara. – Ma gli è stato impedito dagli altri amministratori in Giunta con lui. Lo stesso Enrico Ceriani è disponibile a fornire alla stampa tutte le informazioni per raccontare tutta la storia, e mette la sua faccia e il suo nome in prima persona su questa storia».

«Il mostro in prima pagina è stato sbattuto solo per ledere e infangare» accusa Giuseppe Policriti, attivista del Movimento. «Ledere e infangare. Ce lo aspettavamo. Non di queste proporzioni, e non con Il Cittadino che prestasse fianco – aggiunge. – Qualcuno si è accontentato di fogli di carta usciti dal Comune, ma qui a Vizzolo hanno fatto piangere una donna con questa notizia. Chiedete anche all’edicolante».

Quale spiegazione avevano preparato i candidati, davanti ai cittadini? «La verità – rispondono i due candidati Michelangelo Bonomi ed Eros Turizio. – Laura non è ineleggibile. Siamo in tredici in lista, per ottenere la certificazione del Movimento Cinque Stelle abbiamo dovuto presentare i documenti con i nostri carichi penali al Movimento e al Tribunale di Lodi. Un mese e mezzo fa, quando abbiamo scelto Laura come candidata sindaco, ci ha informati di tutto».

Gli avvocati di Laura Lui avevano infatti tempestivamente informato la candidata che non sussistevano impedimenti giuridici alla sua elezione. Copia del comunicato dell’avvocato è riprodotta in foto, ingrandibile in alto a sinistra.

Marco Maccari, venerdì 15 maggio 2015 ore 14:04

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Il caso

«Musulmani al rogo»: la replica della lista di Mastropasqua

«Buongiorno,
alcune precisazioni rispetto a quanto da Lei scritto nell’articolo. 

Il gruppo Facebook Musulmani al rogo è stato creato da tal Varg Vikernes (profilo fake, come ce ne sono moltissimi su Facebook) venerdì 17 aprile; appena creato il gruppo, lo stesso creatore ha aggiunto di sua iniziativa Dario Marcello Soldan al gruppo. Su Facebook (come lei ben saprà essendo un assiduo frequentatore) è possibile ritrovarsi iscritti a gruppi senza che ci sia bisogno di dare un assenso all’adesione al gruppo; Soldan si è così ritrovato iscritto a un gruppo senza saperne niente! 
Tale gruppo non rappresenta né le idee di Soldan né le idee della lista Scelgo Vizzolo che condanna gruppi che incitano all’odio e alla discriminazione. 
Invitiamo quindi a una immediata rettifica di quanto scritto porgendo le scuse a Soldan per averlo ingiustamente attaccato».

È la replica della lista di Riccardo Mastropasqua, candidato sindaco a Vizzolo Predabissi. La ricostruzione non aggiunge nulla di nuovo, essendo già riportata nelle due foto che RADAR ha allegato all’articolo Il Mondo è di Tutti (i veri intolleranti). Solo un’intervista al candidato Mastropasqua potrà soddisfare le questioni di istituzionalità e costituzionalità sollevate dal blog RADAR.

Venerdì 8 maggio 2015, ore 11:08

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